Barilla, Fca, Pirelli, Telecom, Campari, UBI Banca, Azimut, Tenova, Asja, Reply, Itinera, Carraro Group: sono solo alcune delle imprese italiane aderenti a LIDE  che si sono espanse nel mercato brasiliano aprendo filiali e stabilimenti produttivi. Una presenza importante, quella italiana  (900 circa le imprese italiane presenti in Brasile), che genera un fatturato di circa 30 miliardi di euro all’anno e dà occupazione a 140 mila persone.

Nel 2015, il flusso di investimenti diretti italiani nel paese è stato di 964 milioni di euro circa di cui il 30% nel settore dei trasporti e un altro 30% in quello dei servizi e delle telecomunicazioni.

Tuttavia, le possibilità di crescita e sviluppo nel paese sono ancora molte. Il Brasile rappresenta infatti un’ottima opportunità di investimento per le aziende che operano nel settore tessile, dell’abbigliamento e della meccanica strumentale, essendo un paese ricco di materie prime, come affermato da Alessandro Terzulli, Chief economist di SACE (intervista del 21 dicembre Sole24Ore).

Il paese latinoamericano è infatti uno dei maggiori produttori di tessuti al mondo nonché il secondo maggior produttore e il terzo maggior consumatore di denim al mondo. Le opportunità non si limitano al settore tessile ma riguardano anche il settore agroalimentare e quello della lavorazione dei metalli essendo il Brasile estremamente ricco di materie prime che vanno dalla frutta ai cereali, dallo zucchero al caffè e dalla bauxite al ferro. Il know how e la tecnologia italiana contribuirebbero ad aumentare la produttività e creare valore aggiunto ai prodotti brasiliani: quale opportunità migliore per le nostre imprese?